lunedì 29 dicembre 2025

 Emidio de Berardinis

presenta

VIA IGNIS...

https://open.spotify.com/intl-it/album/2z2jf1h7hZLQkrfMTNQPNe?si=KwqWYQ6cRNuauQai0eNOew

 

 

Quest'opera prima è il risultato di un'alchimia scaturita da profonde riflessioni: le creazioni, infatti, nella dimensione duale, possono generare solo dall'attrito.

L'esperienza diretta ha promosso, quindi, la nascita della vera scienza perfettamente associabile alla vera spiritualità basate necessariamente, entrambe, sul sapere che l'Uomo deve scegliere per potersi trasformare in mago e rendere la vita una bellissima e sacra cerimonia.

E così, ciò che è sopra si riflette in ciò che è sotto e viceversa: il sottosopra è l'inevitabile disordine precursore del potere che scaturisce dalla nascita del vero uomo, completo e perfetto ad immagine speculare del suo Creatore.

La coscienza umana stabilmente integrata in questa consapevolezza può giungere alla liberazione totale e uscire dalla ruota del Samsara, esperendo l'unica vera iniziazione possibile: iniziare il viaggio che integra la forza attiva e l'accoglienza passiva ribaltando ogni illusoria sicurezza e trovando la via della Salvezza.

 

L’intervista 


1. L’album sembra costruirsi su un asse piano–archi. Perché hai scelto questa combinazione

come fondamento sonoro del progetto?

Ho scelto il pianoforte perché per me è un luogo di intimità, di silenzi e rivelazioni … lo strumento

che più facilmente mi permette di ascoltare ciò che si muove dentro e dare voce al respiro

interiore.

Gli archi, invece, portano la dimensione del movimento, della tensione, dell’energia viva: possono

tradursi in carezza o tempesta, luce o struttura pesante.

In “Via Ignis” questa combinazione diventa il veicolo ideale del fuoco trasformativo: il pianoforte

crea lo spazio e la quiete necessaria affinché il fuoco possa essere ascoltato; gli archi danno forma

alle sue innumerevoli funzioni: scaldano, illuminano, ardono ... Insieme, costruiscono una

traiettoria sonora che, ovviamente, non descrive il fuoco, ma lo rende percepibile: è un asse

semplice e allo stesso tempo molto profondo, in grado di sostenere l'intero viaggio del disco.

2. “I fiori del fuoco” ha un’impronta malinconica e richiama certe atmosfere di Battiato. Come

hai lavorato al dialogo tra piano e archi in questo brano?

Nel lavorare a “I fiori del fuoco” avevo chiaro che il piano e gli archi dovessero dialogare come due

respiri diversi dello stesso Essere. Il pianoforte apre il brano con una luminosa malinconia che

invita alla delicatezza: è la voce che sussurra “non temere”, associata, simbolicamente, alla parte

più fragile e umana. Gli archi entrano come un soffio che allarga lo spazio, portando con sé un’aria

di futuro e un movimento che tende verso l’alto.

Il riferimento a Battiato, se c’è, nasce spontaneamente: da lui ho ereditato non tanto uno stile

quanto un’attitudine alla trascendenza, a lasciare che la musica apra varchi …

3. “Profonde altezze” e “Il pensatore” condividono una base simile, ma nel secondo gli archi

diventano quasi ritmici. Quando decidi che gli archi devono sostenere e quando devono

spingere?

La scelta nasce sempre in funzione al testo. “Profonde altezze” è un brano che vive di sospensione:

un invito a restare nel presente (senza cercare di possederlo) e ad aprirsi alla vita senza paura: è

un cammino di fiducia, di spazio e di respiro. E per questa ragione gli archi sostengono il

messaggio: sono come un vento che mantiene il cielo limpido e aperto … una presenza che non

sospinge deliberatamente verso direzioni precise ma accompagna con dolcezza l’ascoltatore nella

vastità e nel mistero.

“Il pensatore”, invece, è un testo pregno di vigilanza interiore e canta della coscienza che si

modella attraverso la costanza, il fluire e la battaglia sottile. In questo contesto gli archi non

possono essere statici: portano il movimento e incarnano quella “attrazione e pulsazione” di cui

parla il testo.

Certo, spingono perché il brano stesso spinge: è un invito a svegliarsi, a non cadere nella

ripetizione meccanica orizzontale e a salire sulle “ali di luce”.


4. In “Il portatore d’acqua” gli archi diventano cinematici e la voce si fa più tenue del solito.

Come hai bilanciato narrazione vocale e paesaggio orchestrale?

Nel “Portatore d’acqua” la voce non può imporsi: deve scendere, farsi morbida, quasi impalpabile.

Il testo, infatti, invita chi ascolta a portare il respiro “proprio lì, dove fa male”, riferendosi alle

emozioni più dolorose che possono trovare guarigione solo elevandosi al cuore che si occuperà

della loro purificazione. Questa dinamica richiede una voce che non domini, ma che guidi con

discrezione ed estrema delicatezza il processo. Gli archi, invece, diventano cinematici perché

rappresentano il paesaggio della discesa negli strati più oscuri (incontro con Ade), il movimento

ascensionale delle acque (innalzamento sulle vette), e la contemplazione silenziosa del Giardino

dello Spirito. La loro ampiezza orchestrale dà forma a quel mirabolante viaggio terreno che

diventa anche iniziatico.

Il bilanciamento nasce dalla voce che guida e dagli archi che si fanno campo ricettivo e risonante: il

mantra tibetano “Om mani padme hum” associato al Buddha della compassione (simbolo delle più

nobili emozioni umane) trova accoglienza nel tappeto di archi che mostra quel sacro sentiero di

“sottili bellezze” fruibili a pochi!

Mentre la mia voce si muove con umiltà e discrezione, l’orchestrazione plasma il mondo in cui essa

risuona: l’acqua parla e il paesaggio risponde.

5. “Causa sui” parte come un brano quasi pop e poi vira subito in qualcosa di etereo. Ti piace

sovvertire l’aspettativa dell’ascoltatore?

In “Causa sui” il cambio improvviso non è un effetto stilistico ma la coerente traduzione sonora del

testo. Il brano parla di sovrapposizione di stati, di onde di probabilità, di dimensioni che cambiano

a seconda dello sguardo dell’osservatore. All’inizio la musica assume una veste quasi pop perché

rappresenta il “punto intermedio”, lo stato riconoscibile, quello in cui l’ascoltatore si sente a casa.

Ma appena il testo si apre alla fisica quantistica, all’indeterminazione, alla danza delle infinite

possibilità, la musica non può rimanere ferma: anch’essa deve collassare in un’altra forma.

Non si tratta quindi di sorprendere l’ascoltatore, ma di invitarlo a percepire ciò che lo stesso testo

afferma: che la realtà non è solida, che la percezione condiziona tutto e che ogni scelta ne esclude

altre mille. La musica diventa una piccola esperienza di indeterminazione, un modo per far sentire

sulla pelle ciò che le parole raccontano!

6. Ne “L’Arte” il tempo sembra quello di un Andante moderato. Qual è il tuo rapporto con i

tempi “classici” all’interno di una scrittura moderna?

Per me i tempi “classici” non sono regole da rispettare, ma archetipi da evocare, quando

necessario. Un Andante moderato, come quello che attraversa “L’Arte”, è simbolo di un

atteggiamento interiore, un passo che avanza senza fretta, che osserva, che respira, e permette

alla parola di far sedimentare il suo significato. In un’epoca musicale spesso compressa, frenetica o

iper-produttiva, quel tempo sospeso diventa quasi un atto di resistenza.

Usare tempi classici dentro una scrittura moderna mi permette di creare continuità tra passato e

presente, e il mio intento è quello di provare a restituire alla vera Arte il suo incalcolabile valore,


che si esprime quando è frutto dell’ispirazione e del vero servizio umano che si offre

generosamente per portare al mondo la Bellezza rapita dai piani superiori di coscienza.

7. “Moto ritmico del fuoco” presenta archi minacciosi. Come hai ottenuto quella tensione?

C’è stato un riferimento preciso?

La tensione nasce dal testo stesso, che parla di amore e desiderio, di centro e periferia che si

uniscono, della spada che deve essere battuta, lavorata e stressata per essere forgiata nel Fuoco.

Gli archi diventano lo specchio fedele di quel fuoco: minacciosi e pulsanti, scandiscono il ritmo

della trasformazione, come le fiamme che plasmano il metallo (e la coscienza cristallizzata).

Non ho cercato un riferimento preciso a compositori esterni, ma ho lasciato che la musica

nascesse in risonanza con le immagini del testo: ogni movimento orchestrale è nato dalla necessità

di rendere sonora quella tensione, quell’energia viva che non vuole essere aggressiva ma potente

e trasformatrice.

Gli archi minacciosi sono quindi l’espressione del fuoco interiore che brucia, plasma e trasforma,

laddove paura e meraviglia coesistono.

8. “Un’informazione” inizia con piano e archi distanti, poi piano e voce: è come un’eco che

diventa confessione. Come costruisci questi cambi di profondità?

Anche nel brano “Un’informazione” la costruzione della profondità segue il percorso dei contenuti

offerti dal testo. All’inizio, gli archi distanti e sospesi creano uno spazio ampio, quasi cosmico, che

lascia respirare il silenzio e l’attesa: è il momento in cui “niente sembra accadere, eppure ogni cosa

accade”. È un’eco che riflette la percezione limitata dell’io rispetto all’infinta vastità del Fuoco del

Cuore; gli strumenti seguono il ritmo del testo: i momenti di sospensione lasciano spazio

all’ascolto, quelli di intensità sostengono la rivelazione, fino a trasformare ogni muro che crolla in

un “viale di Luce”.

In sostanza, ogni cambiamento orchestrale è un riflesso del cammino interiore che il brano vuole

narrare.

9. “Audacia” è uno dei brani più solari vocalmente, mentre gli archi oscillano tra largo e

andante. Come hai lavorato sull’equilibrio tra luce vocale e sospensione orchestrale?

In “Audacia” volevo che la voce fosse il fulcro luminoso, il sole che guida il cammino laddove gli

archi creano uno spazio sospeso, capace di accogliere quella luce senza opprimerla.

Gli archi oscillano tra largo e andante per dare respiro e profondità: a volte sospendono il tempo,

come per lasciare che l’audacia possa emergere dall’intimità; altre volte sostengono con

delicatezza l’istante, quasi accarezzando la voce.

L’equilibrio nasce dalla tensione tra movimento e sospensione: mentre la voce guida, gli archi

contengono, e insieme tracciano quel sentiero di coraggio, apertura e meraviglia di cui il brano

innalza le lodi.


10. “Gli occhi di mio padre” parte con un piano alla Satie e poi aggiunge archi molto delicati.

Come hai deciso quando farli entrare?

Il pianoforte apre il brano creando uno spazio intimo che permetta al ricordo di riaffiorare in

perfetto accordo con la mente e il cuore: le sue note simboleggiano i primi passi compiuti dentro

gli occhi di mio padre … un ingresso silenzioso che mi ha condotto in quel deserto interiore dove

ho potuto intuire il significato simbolico delle pupille quali portali che conducono verso altri

mondi. Lasciare il piano da solo all’inizio significava rispettare quel varco, ascoltare il respiro

dell’abisso prima di riempirlo di suono.

Gli archi entrano solo quando la visione si apre, quando lo sguardo comincia a salire la “scala della

luce” evocata dal testo: sono come un’onda che accompagna i piccoli pesci mentre nuotano nel

mare delle lacrime, o come il primo bagliore che illumina un mondo nascosto.

Il loro arrivo non si riduce ad una semplice questione tecnica ma è un atto di vero e sacro ascolto.

Quando la coscienza contatta le profondità dell’Essere e quando l’Amore vuole esprimersi per

mezzo della musica, allora gli archi si sollevano, lievi, quasi timidi, per sostenere ciò che il solo

pianoforte non può più contenere.

Così il brano si apre gradualmente, come l’intensità dello sguardo descritto che cela in sé tutto il

mistero delle relazioni umane che caratterizzano questa esistenza.

11. “Filia filii tui” usa harmonium, voce narrata e un piano stridente sotto. Come sei arrivato a

questa scelta così particolare?

Il brano nasce come un passaggio tra diversi piani esistenziali: il risveglio porta ancora con sé

l’impronta della ninna nanna che ha permesso alla coscienza di passare dal mondo astrale a quello

fisico. L’harmonium utilizzato crea un melodioso suono antico che sostiene il mantra presente nel

testo “Hari Om Tat Sat, Om Namah Shivaya Gurave” (che significa “mi inchino al principio

supremo, il maestro interiore, che assume la forma di realtà, coscienza e beatitudine) creando quel

tappeto sacro in cui la coscienza può maturare come “una torcia che brucia, anche solo per un

istante”.

La voce narrata, invece, è il filo che unisce simbolicamente il principio femminile e la sua creatura,

in quel misterioso gesto di “prestarsi gli occhi a vicenda” per imparare a vedere meglio.

L’idea sarebbe quella di guidare, accompagnare e sussurrare dolcemente all’ascoltatore un

insegnamento profondo e sottile che non vuole imporsi.

Il piano stridente sottostante è la frizione necessaria: rappresenta il turbamento, il momento in cui

“mi scopro, mi penso, mi turbo”: l’attrito dell’ego che si incrina mentre il Sé si espande proprio

grazie alla tensione percepita tra luce e ombra, tra la notte oscura dell’anima e l’esplosione della

Luce.

Ho scelto questa combinazione proprio per raccontare quel triplice movimento: il sacro sostiene

(l’harmonium), la coscienza parla (la voce), e l’ego che deve essere purificato percepisce l’attrito (il

piano). Nasce così, un piccolo e sorprendente rituale squisitamente femminile: un invito ad

accogliere, ascoltare e stare, affinché la Forza (quella vera, interiore e profonda) possa essere

percepita e seguita in totale affidamento.


12. In generale, quando componi, parti più spesso da un’immagine, da un accordo o da un

ritmo?

Per me la composizione nasce quasi sempre da un’immagine interiore: una consapevolezza che

affiora come un lampo o un simbolo. È come se il brano esistesse già in potenza e io dovessi

occuparmi semplicemente di tradurlo armoniosamente in musica e parole.

Da lì arrivano gli accordi, che sono il colore dell’immagine, e poi il ritmo, che è il suo respiro; ma il

primo movimento è quasi sempre visivo: un anello di luna, una scala di luce, una stella che guida,

un fuoco che pulsa …

La musica è il modo in cui quelle immagini prendono corpo e diventano vibrazione ed io, in realtà,

mi limito ad ascoltarle mentre si rivelano! Umanamente ho ben pochi meriti …

13. La tua scrittura sembra molto legata al gesto, più che alla forma. Quanto c’è di istintivo e

quanto di architettato in questi arrangiamenti?

La mia scrittura nasce sempre da un movimento interiore, un impulso che arriva prima della

struttura e in quell’attimo, credo si esprima la magia della “pura ispirazione”: il momento in cui il

suono e le parole si offrono generosamente a me senza che io lo cerchi.

Ma una volta colto quel primo fuoco, inizia il lavoro di architettura: capire come sostenere il

messaggio, come esprimerlo, come dargli lo spazio e giusta direzione. I miei arrangiamenti sono un

equilibrio tra queste due forze: l’intuizione pura che accende, e la costruzione consapevole che

custodisce la scintilla senza soffocarla o alterarla vibrazionalmente.

In fondo è proprio come accade nei delicati processi della vita interiore: il lampo arriva dall’alto,

ma la forma e le relative connessioni logiche vanno intessute con pazienza, rispetto e ascolto.

13. Hai un momento preferito, in tutto il disco, in cui senti di aver raggiunto esattamente la

forma sonora che cercavi?

In realtà non ho mai cercato una forma sonora precisa: non creo musica per arrivare a un modello

prestabilito, ma per seguire un’intuizione e lasciare che trovi il campo giusto in cui esprimersi.

Ogni brano mi ha sorpreso in modi diversi, proprio perché assistevo come spettatore traboccante

di gratitudine, in attento e rispettoso ascolto, ciò che stava per emergere.

E per me, è stata davvero una meravigliosa esperienza portare nel panorama musicale di

quest’epoca “Via Ignis”, perché scardina completamente il modo in cui oggi si crede (quasi sempre

illusoriamente) di fare musica. Ma questa è un’altra storia …

martedì 11 novembre 2025

 

 

Rescue Zone presentano il video di Bed, un bellissimo concept video con atmosfere tra il dark e il sognante

https://youtu.be/5QdGz0M2Kmc?si=FSTgxb4s9jvoGavw

 

 

IL BRANO

Bed” si esprime in modo distaccato dalla persona e racconta la condizione che ognuno di noi vive dentro le proprie paure e insicurezze. Mostra come queste ci facciano sentire oppressi, inadeguati e costantemente in conflitto con noi stessi.

È una spinta alla ribellione, prima verso le nostre stesse gabbie interiori, per provare a uscire da quelle situazioni che creiamo con gesti istintivi e affrettati. Ci ricorda che tutto ciò di cui abbiamo bisogno va cercato ed ottenuto senza compromessi e paura.

Ogni riferimento rimanda a momenti di riflessione; ogni domanda cerca una risposta, senza sapere se sarà davvero quella giusta. Il brano racconta il passaggio dalla quiete apatica alla ribellione, nella ricerca di una risoluzione personale.

 

IL VIDEO

 

Il video di Bed si apre con una mano sanguinante e una camminata lenta, come se il pericolo fosse ormai alle spalle. È solo una tregua illusoria: ciò che inquieta dentro non ha mai smesso di muoversi. La cattura e il sacco calato sulla testa segnano il ritorno inevitabile di quelle ombre.

Su un materasso, il corpo giace con il volto coperto dallo stesso sacco. Mani che vagano ai lati sfiorano lo spazio attorno, presenze che tornano a manifestarsi e richiamano ciò che era stato messo a tacere.

Sul tavolo, circondato da figure mute,

una mano scivola dalladdome al volto: un contatto che rivela la verità nascosta, come se ciò da cui si fugge trovasse comunque il modo di manifestarsi.

Nel bagno, immerso nellabbandono, tutto si ribalta: chi tentava di fuggire diventa preda, e ciò che sembrava distante prende il controllo. Il trascinamento per i piedi legati e il cerchio rituale mostrano lesposizione totale alle proprie paure.

Nella sepoltura nasce un impulso di ribellione, un gesto istintivo per non lasciarsi inghiottire definitivamente. La corsa ritorna, tra cadute e riprese, fino alla stessa mano sanguinante che chiude il video, identica allinizio: il confronto con sé stessi non finisce, ritorna ciclicamente allo stesso varco.

 

 

BIOGRAFIA

 

I Rescue Zone si formano nel 2024, dallincontro tra cinque musicisti decisi a trasformare le proprie esperienze in qualcosa di autentico e potente. Tutto parte quando Emanuele, voce della band, contatta Nicola, bassista, nel settembre dello stesso anno. Con Andrea alla batteria – compagno di palco di lunga data di Nicola – e i chitarristi Alice e Raffaello, vecchi amici uniti dalla stessa urgenza creativa, la formazione prende rapidamente vita.

Le loro influenze diverse si fondono in un sound diretto, energico e moderno, dove melodia e impatto convivono in perfetto equilibrio.

A giugno 2025 pubblicano il primo singolo, Get Away”, seguito da Bed”, due brani che segnano linizio del percorso dei Rescue Zone: una band che mette al centro listinto, la coesione e la voglia di suonare senza compromessi.

 

 

martedì 7 ottobre 2025

 


Leon seti presenta Oh London!

https://open.spotify.com/intl-it/album/4b9wSoqy40Aj7Fsz7KYz9e?si=lLab2b8fQIirfaJR33qFww

 

 

Nel comunicato hai scritto; Leon Seti si presenta come una divinità dell’estate tardiva. Come vivi l’autunno ora che l’estate è finita?

In realtá per me l’autunno é la stagione piú bella di tutte. Lo so che ho scritto dei pezzi estivi, ma il momento migliore dell’estate per me é proprio la fine, dove le cose cominciano a riposarsi, dopo mesi di frenesia e caldo.

 

• Raccontaci una tua giornata tipo.

Una mia giornata tipo comincia con me che mi sveglio alle 6, comincio a lavorare (faccio l’editor oltre alla musica, per sostenermi e pagare l’affitto), pianifico i miei post su tik tok e instagram, vado all’universitá dove sto seguendo i corsi per il mio secondo master, e poi verso le 5 torno a casa in bicicletta e svengo sul letto.

 

Londra..una città in continua evoluzione… Come la definiresti ora, 2025..?

Londra per me é la cittá del cambiamento, io ci ho vissuto dal 2017 fino al 2021 e sebbene sia stata una dura esperienza, rimarrá per sempre nei miei ricordi e nel cuore.

 

• quale artista prendi come modello per le tue canzoni?

Io amo Bjork, Madonna, Peter Gabriel, Banks, Lady Gaga… peró le mie ispirazioni possono arrivare da qualsiasi artista e canzone, dipende dal momento.

 

• Come curi il tuo look artistico?

Il mio look fa parte della mia visione di un progetto. Ogni canzone e album che faccio ha uno stile e un mondo dietro, il mio look segue sempre il tema.

 

• Se potessi rinascere quale periodo musicale sceglieresti?

Beh forse sceglierei gli anni 80, non per altro, ma sembra che a quel tempo l’industria fosse piú sperimentale, e non serviva cominciare un business sui social per farsi notare.

 

 

 

"Oh, London", il nuovo EP di Leon Seti, è un’esaltazione poetica della tarda estate: quella fase sospesa tra la luce e la malinconia, dove i giorni sembrano allungarsi nell’aria calda e i ricordi iniziano già a sbiadire. Quattro tracce intime e cinematografiche raccontano emozioni effimere e nostalgiche, tipiche di una stagione che si spegne lentamente, lasciando spazio ai sogni, all’attesa e a una dolce inquietudine.

L’EP si apre con “August”, il primo singolo, che ne definisce subito l’atmosfera: calda, avvolgente, come il vento di fine agosto. Il brano è un racconto delicato di un amore passato, tra sussurri elettronici e malinconie luminose.

Segue “Bluffer”, una traccia travolgente e giocosa, che si fa portavoce di una rabbia euforica: cori stratificati e synth brillanti creano un inno liberatorio che sbeffeggia tutti i detrattori di Seti e la sua esperienza nel mondo della musica.

La title track, “Oh, London”, arriva come una brezza al tramonto. Parte tranquilla, cresce lentamente e si apre in un finale corale con un beat e campane che richiamano la capitale britannica. Il brano è una riflessione intensa sul rapporto ambivalente che Leon Seti intrattiene con la città che lo ha accolto per anni: un intreccio profondo di amore, frustrazione, crescita e conquista e che, come dice nel pezzo, lo riporta sempre allo stesso punto.

A chiudere il progetto è “Universe”, una sorta di notturno stellare, come la sera di San Lorenzo: una ballata che volge lo sguardo al cielo, riflettendo sull’amore e sul nostro posto nell’infinito. Una canzone dedicata al partner di Leon che ci ricorda quanto siamo grandi e piccoli allo stesso tempo, parte dello stesso universo.

Con questo nuovo lavoro, Leon Seti si presenta come una divinità dell’estate tardiva: un’immagine mitica e contemporanea, con spighe tra i capelli e melodie cariche di speranza, desiderio e luce lontana.

Leon: “Oh, London è un piccolo rituale pop, un invito a perdersi nei ricordi e nelle promesse dell’estate che finisce e un assaggio di quello che verrá.”

martedì 30 settembre 2025

 


 

Slow Rush presentano il video Be Your Movie... estetica tra il pop, il kitsch e il trash... brano power pop con attitudine punk

Link a YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=4-ZosMo5hg8

 

 

Intro/Descrizione video:

Be Your Movie, ideato dagli Slow Rush e diretto da Alberto Frisinghelli, trasformano un brano già di per sé carico di riferimenti pop e nostalgia in un vero e proprio videoclip surreale. Il video si muove tra commedia e sogno ad occhi aperti, senza mai prendersi troppo sul serio, ma riuscendo al tempo stesso a fotografare perfettamente lo spirito del pezzo.

Il titolo è il cuore del gioco: Be Your Movie diventa sia una dedica romantica che un’irresistibile onomatopea campagnola (moo-vie), e il video sfrutta questo doppio registro con una serie di scene volutamente sopra le righe. Vediamo così mucche che rincorrono i protagonisti, sirenetti con barba e baffi, stanze anni 2000 tappezzate di VHS e poster, fino a telefonate infinite fatte da banane umane che chiamano altre banane. Ogni sequenza è un omaggio ironico e affettuoso all’immaginario adolescenziale che ha nutrito una generazione, tra teen drama americani e pomeriggi passati davanti alla TV.
La forza del video sta proprio nell’abilità di mischiare i registri: il tono goliardico e leggero non cancella la profondità del senso del testo, ma la amplifica, mettendo in scena quel senso di confusione brillante che accompagna le prime scoperte, i primi innamoramenti e i primi desideri che non corrispondono a ciò che il mondo si aspetta da te. È un linguaggio visivo che sembra dire: “sì, è tutto assurdo, eppure siamo esattamente qui, dentro questa assurdità, a riconoscerci”.
E se la componente estetica guarda dichiaratamente al kitsch e al trash consapevole (camerette colorate, glitter ovunque, accessori fuori moda tornati cool), a dare sostanza al tutto è il finale: una panoramica su Vicenza, la città natale del trio. Una chiusura semplice ma potentissima, che riporta il racconto all’origine, mostrando che dietro le parodie e i travestimenti c’è un gruppo che non ha paura di dichiarare da dove viene e cosa sogna di diventare.

Be Your Movie non è solo un video, ma un manifesto di intenti: gli Slow Rush non si limitano a citare la cultura pop, la vivono, la deformano e la restituiscono con la freschezza di chi vuole divertirsi ma anche lasciare un segno.
Autoironia punk e libertà queer, un piccolo cult in potenza, capace di parlare a chiunque sia cresciuto con cartoni animati, VHS impazzite e crush impossibili.

 

Biografia band:

Gli Slow Rush nascono nel 2020 a Vicenza e suonano con l'urgenza di chi sa che perdere tutto non è un'opzione. Emo-core, alternative rock, il suono di una VHS che si inceppa a metà di una scena che avresti voluto rivedere e un approccio “take-it-or-leave-it” che celebra l’autenticità sopra ogni compromesso con un’identità che oscilla tra l’accettazione del disagio e l'introspezione.

Slow Rush è molto più di un semplice progetto musicale: è un viaggio interiore che propone di mettere a nudo la verità, come una lente che indaga la realtà delle emozioni e dei pensieri nascosti, sfidando le convenzioni stilistiche musicali di un panorama stracolmo di falsità confezionate, scegliendo sempre la strada dell'autenticità cruda. Anche quando fa male.

 

 


ACCAME

presenta

"TI PRENDI IL MIO TEMPO"

 

GUARDA IL VIDEO

https://youtu.be/qV5z50ihKs8

 

 

 

ACCAME - TI PRENDI IL MIO TEMPO

Virgolettato

 

Ti prendi il mio tempo nasce nei primi anni di approccio al cantautorato, intorno al 2012 e parla di una storia d’amore dove gli equilibri non sono paritari; la parte forte prevale su quella più debole e la prevarica, costringendola a sottomettersi al suo volere emotivo

 

Nasce così un rapporto malato, fatto di decisioni prese solamente da una sponda, induzione a sensi di colpa inesistenti e tossicità sentimentale continua

 

Non è mai facile uscire da una situazione così perché si diventa succubi dell’altro, si ha paura a dire come ci si sente e di conseguenza ci si spegne lentamente, credendo di essere noi la parte sbagliata

 

Ma non è mai tardi per accorgersi che è arrivato il momento di porre fine a questo massacro, ci vuole solo la giusta dose di coraggio che arriva quando si è sfiniti e svuotati da una situazione che non ci appartiene più

 

E quando arriva, il grido di rabbia e di disperazione si fa grande e travolge tutto e tutti come un fiume in piena; il risultato è la fine della relazione e la consapevolezza di una nuova solitudine che ci farà bene, in quanto come un terreno lasciato a riposo ci preparerà sicuramente ad un nuovo inizio

 

“la luce mi sveglia e intorno a me c'è solo silenzio e questa polvere” dice un passaggio della canzone, niente di più vero; nella vita spesso e volentieri quando si dice la verità ci si ritrova sempre soli e l’unica compagnia è la polvere sul pavimento, illuminata dalla luce che filtra dalle persiane di un nuovo giorno ma con il quale non siamo ancora abituati a fare i conti

 

Ma veniamo alla musica: arrangiamento pop/rock con influenze dei primi anni 2000; chitarre acustiche leggermente scure e ritmate, tastiere costanti che sembrano quasi tenere il tempo, chitarre elettriche che entrano con rabbia nei ritornelli e che sembrano urlare tutto il loro sdegno, batteria e basso sincopati che richiamano a sonorità hip pop, campionature elettroniche ridotte al minimo ma con un omaggio nell’assolo alla musica rock alternativa e sinfonie dettate dagli archi nel finale, che aprono ad un ambiente sonoro cinematico e coinvolgente per l’ascoltatore

 

Nella canzone sono state registrate 14 voci tra principali, secondarie, cori e armonizzazioni, tutte fatte dal sottoscritto, ci tengo a ribadirlo perché la cura del dettaglio è diventata ormai il credo costante nella mia musica

 

Un ringraziamento in particolare e come sempre va alla mia “squadra” e quindi

-    Fabio De Angelis che ha curato produzione e arrangiamenti nonché mix e master

-    Gabriele Pallanca della Genova records che è il mio vocal coach nonché lo studio dove registro le voci delle mie canzoni

-    Studio Pianigiani Enrico, dove ho trovato l’ambiente perfetto per suonare le mie chitarre

 

TI PRENDI IL MIO TEMPO

 

ti prendi il mio tempo ti prendi tutto di noi

ti prendi il mio tempo ti prendi quello che vuoi

hai sempre deciso di testa tua

ho sempre respinto la noia

pensavo che fosse soltanto la mia

 

e adesso dammi un motivo perché no

non è stato poi tutto sbagliato

ma adesso fai un tentativo?

non si può provare a nascondere il passato

i giorni che passano così non hanno nessun significato

ti prendi il mio tempo senza noi

 

ti prendi il mio tempo ti prendi tutto di noi

ti prendi il mio tempo e ne fai quello che vuoi

hai sempre deciso di testa tua

ho sempre respinto la voglia

pensavo che fosse la mia fantasia

 

e adesso dammi un motivo perché no

non è stato poi tutto sbagliato

ma adesso fai un tentativo?

non si può provare a confondere il passato

i giorni che passano così non hanno nessun significato

ti prendi il mio tempo senza noi

 

ma questo sogno è svanito come le parole di un film dimenticato

ma adesso il tempo è finito come le speranze di un uomo condannato

la luce mi sveglia e intorno a me c'è solo silenzio e questa polvere

 

ti prendi il mio tempo senza noi

ti prendi il mio tempo senza noi

ti prendi il mio tempo senza noi

 

riprendo il mio tempo senza noi

 

 

 

ACCAME - Biografia

 

Accame è il nome d'arte del cantautore ligure Giuseppe Accame

 

Egli è avvicinato al cantautorato grazie allo studio della chitarra acustica, strumento che utilizza principalmente nelle sue produzioni

 

Il suo viaggio nella musica inizia nel 2023 con lo pseudonimo di Giù pubblicando l'EP "Ragazza Rossetto Fragola" una raccolta di quattro canzoni che parlano d’amore senza tanti compromessi e giri di parole

 

Il 2024 si apre con la pubblicazione del suo secondo EP "Non doveva andare così" prodotto interamente in casa  e di altri due singoli "Dimmi che lo sai" canzone che tratta la paura del futuro incerto e "Lacrime di Venere" ispirata dal film The Aeronauts

 

E' a questo punto che Giuseppe decide di dare una svolta diversa al suo progetto, questo per dare maggiore identità e professionalità e cambia nome in semplicemente Accame

 

Da questo momento le sue produzioni verranno fatte interamente in studio e avvalendosi di personale altamente qualificato e del settore (arrangiatori, musicisti, fonici, ingegneri del suono, grafici, videomaker, ufficio stampa, ecc.)

 

Accame crea così la sua “squadra perfetta” per il suo intento artistico

 

Il finale del 2024 è foriero di molte novità e vede l’uscita del suo primo singolo in questa nuova veste che poi è un remix, in vista della stagione estiva, di un brano precedentemente pubblicato e cioè "Estate da rich remastered summer 2024" canzone che scherza bonariamente sull’utilizzo dei social ai fini di immagine, seguito cronologicamente da “Le mie cure” canzone contro le ingiustizie e la prepotenza dei grandi della terra e che vanta la speciale partecipazione delle voci bianche del Piccolo Coro Anna e Aldo Faldi di Lavagna (GE), “La storia di un minuto” che racconta di un incontro inaspettato e “Colpo di Fulmine” una dedica al sentimento più importante che c’è

 

Il 2025 si apre con la pubblicazione di “Siamo ancora qui”, una ballata rock malinconica con i ricordi della generazione anni 60/80 e con “Non sarà facile” una canzone che parla di un tema delicato, la guerra e i conflitti armati. L’estate vede uscire “Fino a tre”, una riflessione interiore che parla di tutto quello che ci viene a mancare quando un rapporto finisce

 

 

Il suo genere di riferimento è il Cantautorato-Pop ma Accame ama spaziare anche con contaminazioni di tipo British, Country, Rock ed Elettronico, cercando sempre il migliore vestito per le proprie canzoni

 

 

 

link pagine e social

https://www.instagram.com/accamegiuseppe

https://www.facebook.com/AccameGiuseppe

https://open.spotify.com/intl-it/artist/1OS86tWN9HHJMpTG2RAbO2

https://open.spotify.com/intl-it/artist/5NSuwMDErrgf5Ix3lbIsAY

https://www.youtube.com/@AccameGiuseppe

 

 

 

 


GIULIETTE KRIS

PRESENTA RESPIRO:

UNA CANZONE TRA AMORE, DOLORE E INDIPENDENZA

 

guarda il video

YouTube: https://youtu.be/D4JrZhe0_9A?si=G_CJGphg4WJC9JDs

 

streaming >>> Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/track/4p9XTeQBUf00zl4NanoB2N?si=19b16b18f36e4e85

 

 

 

GIULIETTE KRIS PRESENTA RESPIRO: UNA CANZONE TRA AMORE, DOLORE E INDIPENDENZA

Respiro è il nuovo singolo di Giuliette Kris, cantautrice internazionale di origine ucraina che da anni vive in Italia e porta nella sua musica un incontro unico tra culture, emozioni e sonorità. Il brano, realizzato in collaborazione con il produttore DJ Caput Mundi, si distingue per intensità e autenticità.

Di recente, con Respiro, Giuliette Kris ha raggiunto la semifinale al contest Una Voce per San Marino 2025, confermando la forza espressiva e la capacità di emozionare che caratterizzano il suo percorso artistico.

Con Respiro, Giuliette Kris racconta la fine di una relazione tossica e l’impatto profondo che un amore distruttivo può avere sulla mente e sul corpo. Il brano mette in luce il confine sottile tra passione e sofferenza, mostrando come un legame possa arrivare a togliere letteralmente l’aria, trasformandosi in una gabbia emotiva. “Con te accanto non sento il dolore ... Si è spezzato il cuore e non respiro da ore”

I versi evocano la condizione di chi si ritrova intrappolato in un rapporto che soffoca, ma al tempo stesso fanno emergere la forza di chi sceglie di rinascere e ritrovare la propria indipendenza. Con un sound che fonde influenze pop, R&B e sonorità elettroniche, il brano trascina l’ascoltatore in un viaggio intimo e universale, in cui il battito del cuore diventa il ritmo di una lotta interiore e di una liberazione.

Giuliette Kris, all’anagrafe Iulia Zaikina, vive in Italia dal 2012 e porta nella sua musica l’unione delle radici ucraine con la ricchezza della cultura italiana. Nel corso della sua carriera ha calcato numerosi palchi e partecipato a festival e concorsi che le hanno permesso di farsi notare per il suo talento e la sua capacità di emozionare.

Disponibile su tutte le piattaforme digitali, Respiro è un brano che parla a chiunque abbia vissuto un amore capace di lasciare cicatrici, ma anche la forza di ricominciare.

 

IL TESTO

Nella stanza con te, non passa il tempo

Ma da ore ormai lo sguardo si è spento

Io me ne andrei, ma non potrei, so che mentirei

Mi lascerai, sola nei guai, tutto finirà.

Con te accanto non sento il dolore.

Si è spezzato il cuore, e non respiro da ore

Il mio cuore fa tuc tuc tuc tuc

Io non respiro, baby, più, più, più, più

paura di cadere giù, giù, giù, giù

Da quando sei arrivato tu, tu, tu, tu

Non hai più luce negli occhi

Mi guardi ma non mi tocchi

Grida forte il silenzio ma non è d’oro

Le parole d’argento risuonano in coro

Le capirei, mi fiderei, tanto perderei

Mi lascerai, sola nei guai, tutto finirà

Resto sola con te nei miei pensieri miei

Non rinuncio a te,

Quello che tu sei

Lo sai, mi hai tolto il respiro

Da quel istante io non vivo più

Il mio cuore fa tuc tuc tuc tuc

Io non respiro, baby, più, più, più, più

paura di cadere giù, giù, giù, giù

Da quando sei arrivato tu, tu, tu ,tu

Io non respiro più...

Ora cosa mi resta di te

Un ultimo respiro

Lo trattengo con me

Il mio cuore fa tuc tuc tuc tuc

Io non respiro, baby, più, più, più, più.

paura di cadere giù, giù, giù, giù

Da quando sei arrivato tu, tu, tu ,tu

Io non respiro più...

Io non respiro più

 

BIOGRAFIA

Giuliette Kris, all’anagrafe Iulia Zaikina, è una cantautrice di origini ucraine che vive in Italia dal 2012. La sua musica nasce dalla necessità di raccontare emozioni e sentimenti autentici, unendo le sue radici con la ricchezza della cultura italiana. Ogni brano di Giuliette è un viaggio nell’anima, un modo per condividere esperienze vissute e trasformare momenti di vulnerabilità in forza.

Ha iniziato a studiare canto all’età di 6 anni e ha frequentato scuole di musica in Ucraina e Italia, dove ha approfondito tecniche vocali e formazione musicale. Nelle sue creazioni ci sono influenze dei vari generi: jazz, R&B, funk e pop italiano, creando un mix unico che unisce eleganza, groove e melodie coinvolgenti. La passione per la musica le è stata trasmessa dalla madre, pianista, e dopo aver completato gli studi

universitari si è trasferita in Italia, dove ha approfondito il patrimonio musicale locale e perfezionato il suo talento. Nel 2024 è uscito il suo primo singolo da solista, "Milano" mentre nel 2025 è uscito il brano “Respiro”.

Grazie alla sua passione, si è esibita su numerosi palchi, partecipando a concorsi musicali di rilievo. Nel2025 è arrivata semifinalista al San Marino Song Contest con il brano “Respiro”, confermando la sua capacità di emozionare e conquistare il pubblico anche a livello internazionale. Tra i suoi successi, è stata finalista al concorso “Le Voci d’Oro” di Montecatini nel 2020 e al concorso “Una Voce per l’Europa” nel 2021. Dal 2022 si esibisce regolarmente nei club più rinomati della Riviera Adriatica.

Nel 2018 ha fondato il duo Mr&Mrs insieme a Ruben Dominguez, progetto musicale che ha portato alla pubblicazione di due album, nel 2020 e nel 2024, esplorando nuove sonorità e consolidando la propria presenza nel panorama musicale.

 

Social Media:

YOUTUBE canale Giuliette Kris

https://www.youtube.com/@giuliette

SPOTIFY Artista MR&MRS:

https://open.spotify.com/intl-it/artist/7MuIa0PA1xdxZzNUHcJvyt?si=rQNco1NcTN-6a-XxyxqveA

SPOTIFY Artista Giuliette Kris:

https://open.spotify.com/intl-it/artist/0Glofcz9lLi27khitpZIRI?si=gjYysKXLSQyyhIaDxcUxdA

INSTAGRAM: @giuliettekris

Contatti:

tel +39 3926910994

 

martedì 16 settembre 2025

 

 

TIME ZONES 2025

Quarantesima edizione

 

anteprima Satie

Bari,26-27 settembre Chiostro Santa Chiara

 

Bigliex su Dice, € 10 per serata

info: www.2me zones.it

 

 

Quest’anno Time Zones, il festival delle musiche possibili , compie 40 anni  e sarà aperto da un’anteprima. Un tributo ad Erik Satie, uno dei grandi maestri del 900 ,di cui quest’anno ricorre il centenario della scomparsa.  Un iconoclasta che ha stravolto le regole che tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 reggevano la musica. Un contributo a questa arte di cui si è avvertito distintamente  il respiro lungo tutto il 900 arrivando fino ai giorni nostri.

Quattro concerti di quattro pianisti che lungo la loro strada hanno incrociato il ”pensiero musicale” di Satie : Andrea Missiroli, Arturo Stalteri ,Riccardo Roveda e Marcus Grimm. L’epilogo di questo affettuoso tributo ci sarà , nel prosieguo  di Time Zones, il primo novembre al teatro Rossini di Gioia del Colle con il concerto di Roberto Re David e lo spettacolo della pianista Alessandra Celletti:

Satie ,mon amour..

 

 

 

Venerdì 26 SETTEMBRE @ SANTA CHIARA Bari

 

h.21,00 Andrea Missiroli

polistrumentista-compositore di Forlì, si diploma in pianoforte al Conservatorio di Ferrara. Nel 2021 esce il suo album di debutto per piano solo dal titolo “L’incredibile Viaggio” (Blue Spiral Rec.). Nel 2022 compone le musiche per gli spettacoli della Compagnia “Teatro del Drago" e per il festival “Sedicicorto International Film Festival” (anche edizione 2023).

All’inizio del 2024 esce il singolo "Bosco Ritrovato", che viene scelto per la colonna sonora del documentario "L'ultima fila, storia di Pippo Fava".

Dal 2010 si esibisce dal vivo in diversi progetti musicali suonando sui palchi di tutta Europa, e da inizio 2024 è in tournee (oltre 40 concerti tra Italia e  Usa) per promuovere il nuovo album “Calanchi”.

 

Ascolta Andrea Missiroli su Spotify:

https://open.spotify.com/artist/2P1End2li9MQB0sPXX53kX?si=hO0Anf62RciHAb4UaicHoA

 

 

Ore 22:00 - Arturo Stalteri in  “Casa Satie. Ritorno a Honfleur “ live (concerto per piano solo)

#modernclassical #minimalism #soundtrackmusic

 

Arturo Stalteri Cento anni fa ci lasciava Erik Satie artista illuminato ed  illuminante e punto di partenza del concerto di Arturo Stalteri che si apre con un doppio tributo al suo genio ed a quello di Debussy (nemico /amico) per passare poi a molti personaggi che molto devono al musicista filosofo di Honfleur da Brian Eno a Philip Glass.

Arturo Stalteri (Roma, 1959) è un pianista, compositore e noto conduttore radiofonico (Radio RAI3).

Inizia la sua carriera con il gruppo prog rock Pierrot Lunaire tra il 1974 e il 1977, con cui pubblica due album.Dopo il Conservatorio, inizia da un lato la sua carriera come concertista classico, dall’altro la sua discografia si costella di album meravigliosi in solo o con artisti del calibro di Philip Glass. Si definisce un “post-minimalista romantico” ed è capace di muoversi - in concerto come su disco - con disinvoltura tra i generi, dal prog alla musica barocca, dal minimalismo all’elettronica. Una lunga produzione dove vi sono anche   musiche utilizzate per il teatro (Daniele Valmaggi), il balletto (Barbara Schaefer) e il cinema (Carlo Verdone, Franco Battiato).

 

 

Ascolta “The Snow Is Dancing” su Spotify:

https://open.spotify.com/album/2cryfw9WEHD5LV8Df6TMwJ?si=zVM3yaMgQR659fZuf31shw

 

27 settembre Chiostro Santa Chiara

 

Sabato 27 Settembre 2025 @ chiostro Ex-Convento di Santa Chiara d’Assisi – Bari (Borgo Antico)

 

Ore 21:00 – Riccardo Roveda in “A Piano Guy In A Crowded World” live (concerto per piano solo)

#modernclassical

 

Riccardo Roveda (classe 1990) milanese è un pianista compositore che unisce l'utilizzo del pianoforte al sound elettronico  . Nasce da studi privati di pianoforte classico, a cui susseguono studi di musica jazz, fino ad approdare alla accademia di composizione musicale “Educational Music Academy” del noto maestro Roberto Cacciapaglia. Agli studi di composizione pianistica affianca quelli di produzione di musica elettronica alla NAM di Milano e all'Accademia del Suono. Nel 2019 debutta con il suo primo progetto compositivo di piano solo "A piano guy in a fast world vol.1", ma è con gli album "A Piano guy in a Crowded World " ed "Escaping Rules " che  indirizza la sua scelta neoclassico-elettronica un intrigante percorso musicale,un’alchimia musicale dove  si miscelano sonorità intime e cinematiche con  suoni più ritmati. La sua formazione classica gli ha permesso di sviluppare una versatilità stilistica  e di spaziare nella new modern classic con un’identità rivelatasi molto originale .

I lavori finora pubblicati su tutte le piattaforme musicali sono: “A Piano Guy In A  Fast World” (EP – 2018), “Afterglow” (2020) e “A Piano Guy In A Crowded World” (2025). Si è esibito in numerosi concerti in Italia ed in Europa.

 

Ascolta “A Piano Guy In A Fast World” su Spotify:

https://open.spotify.com/album/02zcspfcSd0EIgRXoxDb5u?si=X2VL8SOXTROKXyCyje_DFA

 

 

Ore 22:00 – Marcus Grimm featuring Federico Motta in “2 Planets + Somma” live

#modernclassical #minimalism #ambientmusic #soundtrackmusic

 

Marcus Grimm è il progetto strumentale di Marco Crivellaro, giovane musicista veneto e compositore di colonne sonore per serie TV, documentari, spot e cortometraggi.

Tra i lavori recenti,  la collaborazione nella realizzazione delle musiche della serie Netflix “Il Caso Alex Schwazer”.Ha composto le colonne sonore di diversi docufilm, tra cui “Immenso Blu” e “Donnafugata” (prod. Karpos).Si è diplomato in Composizione al Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto (TV), sotto la guida del Maestro Gianluca Baldi.

Ha anche ricevuto il Primo Premio “Your Sound For Silents” per la Migliore Musica al  “Lago Film Fest 2023”.

Il suo ultimo album è un live che ripropone il meglio dei suoi primi due dischi insieme al violoncellista Federico Motta.

 

Ascolta “Bosco Session” su Spotify:

https://open.spotify.com/album/2dGqzX70CYiljF2uhK69Bk?si=TSpadi_mTK28tyJ11K399Q

 

 

 

info: www.time zones.it