mercoledì 2 settembre 2026

 


DJ SPECIALE

“Under the Same Moon”

 

IL RACCONTO DI UN AMORE A DISTANZA SULLE NOTE DELLA DEEP HOUSE

ASCOLTA "UNDER THE SAME MOON”!

 

https://orcd.co/djspeciale-underthesamemoon

 

 


È disponibile su tutti gli stores digitali “Under The Same Moon”, il nuovo singolo di DJ Speciale, un brano dalle sonorità Deep House che unisce atmosfere avvolgenti e sognanti a una dimensione più intima ed emotiva.

Groove morbidi e synth atmosferici costruiscono un tappeto sonoro raffinato e coinvolgente, capace di mantenere insieme la componente più evocativa del brano e quella più immediata e ballabile. Un equilibrio che accompagna l’ascoltatore in una dimensione sospesa, notturna, in cui musica ed emozioni procedono nella stessa direzione.

Al centro di “Under The Same Moon” c’è il tema della vicinanza nonostante la distanza. Il brano racconta un legame che prova a superare i chilometri e trova nella luna un simbolico punto d’incontro: anche quando due persone sono lontane, possono alzare gli occhi e ritrovarsi sotto lo stesso cielo.

La luna diventa così una presenza complice, capace di accorciare idealmente le distanze e trasformare un sentimento vissuto da lontano in qualcosa di condiviso. “Under The Same Moon” racconta proprio questa connessione, affidandola a un sound Deep House elegante e sognante, pensato per emozionare senza rinunciare al ritmo.

 

 

 

 

DJ Speciale, nato a Palermo nel 1976, è DJ, produttore e “polistrimpellista”, con la radio e la musica nel sangue fin da giovanissimo. A soli 13 anni entra per la prima volta nella regia di una radio palermitana e, appena un anno dopo, debutta in discoteca come DJ nei pomeriggi del sabato.

Nel 1998 approda a Radio Italia Network, prima a Bologna e successivamente a Milano. È in questo periodo che nasce il nome DJ Speciale, destinato presto ad accompagnare anche la sua attività discografica. Da qui prende forma un percorso che intreccia costantemente dancefloor e radio: pubblica singoli da club come Mystical River, Tradimiento e Destiny e dà vita al progetto Trio Maluma insieme a Roberto Santini, Marco Biondi e Manuela Donghi, con brani come Again e I Like To Party. Negli anni firma inoltre diversi remix e singoli, anche in collaborazione con Tony H, il progetto Industries of Lust con Simone Onorante e, nel 2004, la produzione Try Me insieme a Billy More.

Dal 2006 è Sound Designer di Radio 24, dove firma la veste sonora di programmi come I Magnifici e Il Falco e il Gabbiano con Enrico Ruggeri, Destini Incrociati e diversi podcast d'autore, tra cui Mi chiamo Cristina, pubblicato nel 2026 con la voce di Ambra Angiolini.

Nel 2020 cura il sound design di Radio 105 e Radio 105 TV, mentre nel 2022 lancia insieme a Marco Biondi School To Radio, corso di radiofonia e comunicazione rivolto alle scuole primarie, secondarie e ai licei di Milano.

Con oltre 25 anni di esperienza tra radio e produzione musicale, DJ Speciale porta oggi nel suo percorso artistico le due anime che da sempre lo accompagnano: il groove del club e il mondo della radio, uniti da una continua ricerca sul suono.

 

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domenica 30 agosto 2026

 


LUKE STYLE

“Gangsta”

 

IL BRANO RILEGGE CON IRONIA E SPIRITO CRITICO L’IMMAGINARIO FATTO DI SOLDI, VIOLENZA E PERIFERIA




 

ASCOLTA "GANGSTA”!

 

 

Spotify: https://short-url.cc/1wPAV

YouTube: https://short-url.cc/1wPzm

Apple Music: https://short-url.cc/1CwTg

Deezer: https://short-url.cc/1CwTA

Amazon Music: https://short-url.cc/1wPCg

 

Luke Style torna con “Gangsta”, un nuovo singolo che nasce da una riflessione sulla trap e sul rap contemporanei e, in particolare, su alcuni temi e cliché ricorrenti all’interno di una parte della scena.

Sesso, droga, violenza, soldi e case popolari: elementi che tornano spesso nei testi e nella costruzione di un immaginario in cui la provenienza dalla periferia sembra diventare quasi un requisito per acquisire credibilità. Con “Gangsta”, Luke Style parte proprio da questa rappresentazione per osservarla da un punto di vista differente.

«Anch’io vengo dalle case popolari, ma faccio rock», spiega l’artista. Una frase che racchiude il senso del brano e diventa il punto di partenza per mettere in discussione l’equazione tra provenienza sociale, atteggiamento e identità musicale.

“Gangsta” gioca così con pose, codici e stereotipi legati a un certo racconto della cultura trap, ridimensionandone la retorica e mostrando ciò che può nascondersi dietro l’ostentazione di forza, denaro e trasgressione.

Con uno sguardo provocatorio e volutamente dissacrante, Luke Style suggerisce che dietro l’immagine del “duro” possano esserci, a volte, fragilità e un bisogno di attenzione molto più semplici di quanto l’apparenza voglia raccontare.

“Gangsta” diventa quindi una critica agli stereotipi e alla necessità di costruirsi un personaggio, raccontata dalla prospettiva di chi conosce la periferia ma ha scelto un linguaggio musicale e un immaginario completamente diversi.

 

 

 

 

Luke Style è un batterista e cantante con oltre vent’anni di esperienza nella scena rock italiana. Attivo dal 2000 con i The Styles, ha condiviso il palco con artisti come Deep Purple, Vasco Rossi, The Fratellis e Iggy Pop e ha collaborato con J-Ax, esibendosi su palchi come San Siro, Stadio Delle Alpi, Heineken Jammin’ Festival e Festivalbar.

Negli anni, alla batteria si affianca sempre più forte l’esigenza di scrivere, cantare ed esporsi in prima persona, fino alla nascita del progetto solista Luke Style.

Un passaggio decisivo arriva nel 2022 con la scomparsa di Guido Style, frontman dei The Styles. Da questa perdita prende forma un disco nato dall’urgenza di trasformare il dolore, l’assenza e la memoria in musica.

Il progetto di Luke Style si muove oggi tra rock viscerale e attitudine urbana, con chitarre abrasive, ritmiche pulsanti e testi che affrontano rabbia sociale, disillusione, conflitti interiori e contemporaneità. Tra le influenze, Queens of the Stone Age, The Mars Volta, Arctic Monkeys e The White Stripes, rielaborate in una direzione personale e riconoscibile.

 

giovedì 27 agosto 2026

 


SMOKEY GUNNER
“Love, Sex & Loneliness”
CPT Records



Spotify: https://short-url.cc/1wF7j
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Deezer: https://short-url.cc/1wFbg
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Rispetto all’esordio “Lies and Illusions”, “Love, Sex & Loneliness” mostra una band più consapevole di sé, capace di scrivere in modo più corale senza perdere la direzione data da Thomas De Candia. Con Luca Ibba e Sara Pintus a completare la formazione, gli Smokey Gunner suonano più solidi e sicuri. “She Don’t Care About Me” racconta il momento in cui accettare la fine diventa necessario per potersi ricostruire, mentre “Without You” chiude il disco con un brano più emotivo, sospeso tra il bisogno di andare avanti e la nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere. Un passo avanti evidente nella scrittura della band.

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sabato 11 luglio 2026

 


ILENIA MARZANO

I Am Done Conforming

Registrato e Mixato Presso CREATIVA MUSIC

https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA

 

Ci sono album che raccontano cosa è successo e album che raccontano cosa sta succedendo mentre viene vissuto. I Am Done Conforming di Ilenia Marzano appartiene alla seconda categoria. Non è un disco di bilanci: è un disco di trasformazioni in corso, di soglie che si attraversano senza essere sicuri di quello che c'è dall'altra parte. Ed è proprio questa incertezza — tenuta in equilibrio con una chiarezza formale notevole — a renderlo interessante.

Il progetto, realizzato con la produzione artistica di Fabio Codega e pubblicato da Creativa Music il 22 giugno 2026, è il debutto in lingua inglese di una cantautrice romana che ha costruito il suo percorso con la lentezza di chi vuole fare le cose bene. Anni di formazione al Saint Louis College of Music, esperienze corali con Giorgia durante il tour "Dietro le Apparenze" nel 2012, lavoro come turnista per spot pubblicitari, concerti su palchi romani e lungo la Costa d'Amalfi, insegnamento del canto in diverse scuole di musica: Ilenia Marzano arriva a questo disco con una competenza che non ha bisogno di essere esibita per funzionare.

I testi non cercano una facile immedesimazione. Entrano piuttosto nei meccanismi invisibili che regolano i rapporti umani: la pressione esterna, le aspettative altrui, la difficoltà di separare il proprio desiderio dall'approvazione degli altri. "Per molto tempo ho osservato il modo in cui cambiamo forma per essere accettati", racconta la cantautrice. "Questo disco nasce nel momento in cui quella distanza è diventata impossibile da ignorare."

Take It apre con una precisione chirurgica. "Stop blaming me, no more shame on me / I'll be brilliant, I'll be dancing honey." La rabbia è già diventata energia, non si accontenta di denunciare ma si proietta in avanti. Don't Fall in Love costruisce invece un addio che è quasi una festa: vino, fuoco, luna, barca al largo, e la consapevolezza di non voler trasformare un incontro in una bugia. "You are lovely, I'm too lively, no more honey, don't you love me, don't you?"

Separation è forse il brano più equilibrato dell'intero disco: la rottura vista da entrambi i lati, senza eroi né vittime. Prima la voce di chi se ne va — "I find the reason why I did / because we're going nowhere" — poi quella di chi viene lasciato — "here I find the reason why you left / we're going different roads." Due prospettive che si sovrappongono e si riconoscono, tenute insieme dal rispetto reciproco. "However you're my dear friend."

May Live è la pausa al centro del disco, il momento in cui la domanda si fa più nuda: "May I live there once again?" Non c'è risposta teorica — coincide con l'atto di riaprire gli occhi. "Look, look at the rainbow / you'll find the answer. / Open your eyes." La title track arriva come un manifesto che non ha bisogno di urlarsi: "I'm done conforming / I'm more than beauty / They're always gonna judge me / But I'm still worthy." La competenza come risposta alla svalutazione estetica: "You know everything I'm bringing to the table / I'm able to rise."

Babylon sposta la lente verso il sociale. Il mito della torre, la citazione della Stele di Rosetta, l'incomunicabilità contemporanea: "Rosetta Stone won't save us from these days / We need to know just what it takes." L'invito a "riportare l'amore" è un invito civile, concreto, non sentimentale. No More trasforma la ripetizione in forza: "I'll never cry for you again / no never no never." Tilting at Windmills guarda al guerriero stanco con compassione, non con ironia. Blue Drapes chiude il cerchio con il progressive: un paesaggio sonoro denso e visionario, che porta il disco lontano dalle strutture pop per approdare a qualcosa di più antico e aperto.

La produzione artistica di Fabio Codega attraversa l'intero progetto con discrezione e precisione, lavorando sugli arrangiamenti e sull'architettura senza mai soffocare la scrittura. Il risultato è un debutto maturo, necessario, che non somiglia a molto altro in circolazione. Un album che rimane.

mercoledì 10 giugno 2026

 

L'Arcano Patavino – Transcode



Track list

1. La danza  2. Johnny  3. L'amore sospeso  4. Il corvo  5. Fiori di campo  6. Canticola  7. New city  8. Morgana  9. Terlundana  10. Soffio

Ascolta il disco: https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC

Con Transcode, L'Arcano Patavino costruisce un universo sonoro coerente e perturbante in cui Johnny — l'anti-eroe contemporaneo — diventa il nostro specchio nell'era tecnocratica. Il duo Matteo Patavino e Donato Arcano non scende a compromessi: dieci brani che attraversano disco-wave, art-pop, trance ipnotica, etno-avantgarde e rock d'avanguardia senza mai perdere il filo narrativo. La produzione autoprodotta è curata nei minimi dettagli, masterizzata da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio. Le immagini di Luigi Mastrangelo completano un'opera pensata come esperienza totale. Dalla danza meccanica del primo brano al "Vita rinasci" finale di Soffio, Transcode non lascia indifferenti.

 

 

sabato 6 giugno 2026

 


regnodimarga (RDM)

presentano

IMPERO

Etichetta/distribuzione: Mantide Urbana

ASCOLTA IL DISCO E GUARDA IL VISUAL ASSOCIATO

Il disco prende forma in uno stadio di coscienza incarnata che si manifesta solo nell'ascolto continuo della produzione. Suoni, immagini e parole generano esperienza nella relazione. L'ascoltatore abita lo spazio e lo percepisce come il mondo.

https://youtu.be/89vX6jAttco

 

"Burri" entra con percussioni afro e voce narrante, cori in sottofondo che sembrano salire da un posto lontano. Il titolo richiama Alberto Burri, il grande artista italiano che faceva arte con la materia ferita — sacchi, catrame, plastica bruciata. Non so se regnodimarga stesse pensando a lui, ma l'associazione è difficile da evitare: anche questa musica lavora con materiali che portano cicatrici. Anche qui la forma nasce da qualcosa che è stato rotto e poi tenuto insieme in modo nuovo. "In3pido" va in una direzione diversa ma altrettanto fertile: voce narrante, chitarra acustica, cori femminili quasi sacri che avvolgono un testo visionario. "Figli in provetta, figli in 3D, al centro un emisfero fatto di carta." È una visione del futuro che non è fantascienza e non è utopia. È il presente visto con gli occhi di qualcuno che si è fermato abbastanza a lungo da accorgersi di quanto sia già strano. Il titolo stesso — "In3pido" — è una parola inventata che suona come "insipido" ma contiene il numero tre, come se la banalità avesse una struttura, una geometria. IMPERO è pieno di queste invenzioni silenziose, di questi segnali nascosti per chi vuole raccoglierli.

martedì 10 marzo 2026

 


Zondini

“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

Kingem Records

Un album pieno di canzoni da sfogliare

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

Ascolta l’album in streaming

https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

C’è una coerenza rara in questo album. Non nel senso della ripetizione, ma in quello della visione.

Zondini sa esattamente cosa vuole raccontare: una generazione fragile, ironica, affamata di senso. E lo fa senza slogan.

Gentile Donzella resta uno dei vertici emotivi: dolce, retrò, malinconico senza essere stucchevole. Pianeti mostra invece il lato più “band”, con intrecci di chitarre che sembrano muoversi in orbita.

Il resto del disco si muove tra questi poli, costruendo un racconto credibile e umano.


lunedì 23 febbraio 2026

NANCO PRESENTA "IVA E' PARTITA"... Da un lato, IVA è una donna reale.... Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo Artista: Nanco “Iva è partita” NANCO Iva è partita 2026 Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. INTRO AL BRANO “Iva è partita” costruisce il proprio racconto su un doppio significato che attraversa l’intera canzone e trova nel videoclip la sua forma visiva. Da un lato, IVA è una donna reale: una presenza affettiva, fragile e conflittuale, legata sentimentalmente a un giovane imprenditore. Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo. Il titolo diventa così una frattura di senso: “Iva è partita” è insieme l’abbandono della donna amata e il logoramento silenzioso di una vita imprenditoriale schiacciata dalle responsabilità. Amore e sistema economico si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.… Testo Io ti seguivo, a tratti veloci su tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non c’era niente di vero, non era vero niente. Mi ravvedevo e per poco abboccavo, ipotizzavo, se pure fosse, quanto ti piace parlarmi di promesse. Avvisi atroci a forma di croci, condoni feroci di tutti gli ammanchi. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. Poi m’è sembrato — ed io non ti pago, correggimi pure se sbaglio — hai preso i sogni dal cassetto e li hai messi nel bagaglio. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. C’è lo studio di settore che quantifica l’amore, nonostante il ragioniere, nonostante il tuo dottore. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. BIOGRAFIA Nino Di Crescenzo, in arte Nanco, nasce a Teramo il 15 marzo 1975. Dopo l’esordio nel 1994 al Festival di Castrocaro, interrompe il percorso musicale per poi riprenderlo nel 2013 adottando lo pseudonimo Nanco e scrivendo il brano Amsterdam, finalista al Cantagiro 2014 e vincitore del Premio Speciale della Giuria per l’originalità del testo al Premio Alex Baroni 2015. Nel 2016 pubblica il primo album, Acerrimo, con la partecipazione di Goran Kuzminac in due brani. Il disco viene candidato tra le dieci migliori opere prime al Premio Tenco 2016, mentre il brano omonimo entra nei titoli di coda del film Timballo, con Maria Grazia Cucinotta e Ivan Franek. Nello stesso anno Carolina e la pioggia è semifinalista al Premio Pierangelo Bertoli. Nel 2017 esegue Ti invito in Abruzzo su Rete4 nel format Pianeta Moda e raggiunge la finale del Premio De André, condividendo negli anni il palco con artisti e personalità della scena nazionale e aprendo concerti di Francesco De Gregori, Filippo Graziani e altri protagonisti della musica italiana. Nel 2019 pubblica il singolo Dentro, prodotto con Giorgio Ciccarelli (Afterhours, CSI), seguito nel 2020 da Marsinell, dedicato all’emigrazione abruzzese in Belgio, con arrangiamenti del maestro Enrico Melozzi. Dalle successive collaborazioni con Melozzi e Paolo Giovenchi nascono nuovi brani ancora inediti. Con “IVA è partita”, Nanco inaugura una nuova fase del proprio percorso: un ritorno al cantautorato che unisce dimensione intima e racconto sociale, dando voce alle fragilità e alle contraddizioni del presente.

sabato 10 gennaio 2026

 

FUORICENTRO presentano AMANDA LEAR –

GUARDA IL VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=zEy2CkEg0NU&list=RDzEy2CkEg0NU&start_radio=1

 

INTRO AL  VIDEO

Con questo progetto abbiamo voluto rendere omaggio a una artista straordinaria e figura simbolo di un’epoca caratterizzata da innovazione, eleganza e audacia creativa. La sua presenza scenica e la sua capacità di reinventarsi nel tempo rappresentano un punto di riferimento per intere generazioni. Richiamare la sua immagine significa evocare un periodo storico, quello della Milano da bere, in cui l’Italia e l’Europa guardavano al domani con ottimismo, stupore e una forte spinta verso la modernità.

Insomma erano anni di sogni condivisi, fiducia collettiva e un fermento culturale che sembrava inarrestabile. Su questo sfondo si innesta il racconto del video, costruito come un viaggio simbolico tra passato e presente. Il filo conduttore è un televisore d’epoca sintonizzato sull’immaginaria “TV FUTURE”, un canale che idealmente trasmette frammenti del futuro già dagli anni ’80. Attraverso questo espediente narrativo, l’Amanda Lear interpretata dall’attrice Tiziana Ferlazzo osserva ciò che il tempo ha riservato al mondo. Al suo fianco, Maurizio Camuti, con i baffi che richiamano Salvador Dalí ,diventa una sorta di guida visionaria, un accompagnatore che le mostra, con un misto di stupore e malinconia, gli scenari del presente. Le immagini che scorrono sullo schermo rivelano un mondo radicalmente diverso da quello immaginato decenni fa: conflitti armati sempre più vicini, notizie di guerra che invadono quotidianamente radio e televisioni, tensioni che sembrano aver riportato

l’umanità indietro nel tempo. A questi elementi si aggiunge il cambiamento climatico, una crisi globale che continua a manifestarsi con sempre maggiore evidenza, nonostante se ne parli meno proprio mentre gli effetti diventano più gravi. Si incontrano anche il tema della povertà crescente e quello della solitudine che caratterizza milioni di persone, soprattutto nelle grandi metropoli moderne. Uno degli aspetti più forti dell’opera riguarda l’iperconnessione.

La tecnologia, nata per avvicinare, ha finito spesso per allontanare, generando relazioni più rapide ma meno profonde. La facilità con cui si comunica ha reso i legami più fragili, trasformando la socialità in un gesto istantaneo che può

svanire con un semplice clic. In questo contesto, l’arte stessa ha dovuto confrontarsi con un cambiamento radicale: la creatività che un tempo nasceva dall’incontro e dall’esperienza condivisa appare oggi minacciata da ritmi accelerati, da contenuti effimeri e dalla perdita di attenzione. Il video invita a riflettere sul “giardino dell’universo”, una metafora del nostro pianeta, meraviglioso ma costantemente maltrattato. È un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva, un’esortazione a riconoscere il valore di ciò che ci circonda e che troppo spesso diamo per scontato. La rappresentazione dei conflitti e delle fragilità sociali non vuole essere un messaggio pessimista, bensì un invito a prendere coscienza del presente per costruire un futuro più equilibrato. In questo dialogo ideale tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati, la figura di Amanda Lear assume un ruolo simbolico: rappresenta la forza dell’arte, la capacità di trasformarsi e di illuminare anche i momenti più

complessi. L’opera si conclude con un auspicio di rinnovata armonia, un invito a recuperare autenticità, solidarietà e un rapporto più consapevole con il mondo

che abitiamo.

 

Testo/musiche/arrangiamento 

Camuti Maurizio, Giovanni Rosina, Paolo Sala

Atttici/attori in video: Maurizio Camuti, Tiziana Ferlazzo, Verdiana Monaco. 

Regia: Matteo Fiacchino

 

IL TESTO

1 / 2

AMANDA LEAR  

--  

Vorrei dire ad Amanda Lear

che non sta andando così  

tra guerre incandescenti  

in un clima un po' bollente

torna tra i mortali  

coi tuoi show molto speciali  

dal pensiero intelligente

sei una luce travolgente

( vien a nous .. encore ..)  

vorrei abbracciare Amanda Lear  

per esser stata così  

cibernetica e lucente

sei potenza travolgente

pensieri tra i capelli  

brillanti e molto snelli

d'Amanda ce n'è una

ci porterà fino alla luna  

(vien a nous...encore we love you )  

 

Negli anni 80 amanda brillava,

Con il suo charme nasceva e incendiava

Ambiguità che sfondava ogni schema  

Mito vivente di un eterno problema  

Regina del pop musa ribelle

Nient'altro che fascino nella sua pelle  

Classe e clamore lasciavano il segno  

Amanda eterna, eterno ingegno

2 / 2

 

( vien a nous ... encore... .. )

 

Finale: bionda esagerata Amanda è tornata × 6

 

 

BIOGRAFIA

Progetto di Maurizio Camuti orbitanti nella scena rock pop milanese, nel passato molto presente sulla scena live della città e non solo attraverso festival e concorsi, per molti anni guidate dal frontman Maurizio Camuti, cantautore attento e sensibile alle più attuali problematiche sociali.
Progetto musicale che vuole sperimentare attraverso testi e musica temi che sono sempre più lasciati solo ai tavoli politici.

Con 'Pia Contessa' abbiamo voluto parlare di Omofobia mentre con Milano (sponsorizzata dallo stesso Comune di Milano) hanno voluto rendere omaggio a una città laboriosa e bella da un punto di vista insolito secondo gli stereotipi attuali. Con "valigie di cartone" hanno affrontato l'antica questione dell'emigrazione sud/nord, ormai decennale, mentre con "Piedi gonfi: la questione legata alla violenza contro le donne. Infine, ha recentemente pubblicato "Con un mazzo di rose " che oltre a rivisitare il tema della violenza vuole affrontare l'annosa questione della discriminazione e della mancanza di pari opportunità nei confronti delle donne.

Infine, con Oggetto numero 7 e Non è tutto finito, abbiamo voluto parlare di vivisezione anche attraverso le immagini fornite da Lav e ambiente con le immagini del WWF e un messaggio finale di Maria Giovanna Elmi.